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Nell’attesa dei giochi

di Vitaliano Corbi

Il ciclo dei Giochi è introdotto dall’Uomo sull’altalena, un’opera complessa che può fornire una chiave di lettura utile anche per quelle che la seguono. La diagonale sulla quale si dispone l’uomo sospeso nell’aria segna una precisa direzione spaziale; essa scandisce il passaggio da una zona di colore denso d’impasto e di spessore materico ad un’altra di una luminosità diffusa, che stempera la figura nel paesaggio, ma con una singolare inversione di valori percettivi: infatti, l’immagine quanto più s’avvicina alla vista tanto più si sgrana nel suo tessuto fin quasi a dissolversi. Ne deriva uno scarto, uno scollamento nel rapporto tra la situazione spaziale rappresentata e la maggiore o minore evidenza di resa pittorica, con un effetto inquietante e contraddittorio che sconvolge le regole dell’illusionismo naturalistico. Questa contraddizione, che ferma l’immagine tra il presente e il passato, tra la realtà e la memoria, diventa più forte nelle numerose tele dei Giochi infantili. Se è vero che nel gioco c’è il tentativo di dominare il mondo esterno e d’imparare a controllare l’esperienza del dolore, inserendola appunto nella struttura simbolica del gioco, allora bisogna concludere che qui, in queste ultime opere di Waschimps, è rappresentato il momento in cui il meccanismo s’inceppa e si crea, nel gioco, uno stato di penosa attesa. Le bambine che saltano la corda, giocano alla settimana e a mosca cieca, corrono verso la luce, come se andassero incontro ad una condizione di vita profondamente diversa da quella che ancora avvolge ed impaccia nell’ombra i loro corpi. Ma nel futuro verso il quale esse muovono, spinte forse da un’ansia di libertà, s’avverte un vago presentimento di morte, poiché i volti che queste misere bambine espongono alla luce appaiono corrosi e disfatti, dolorosamente segnati nei loro lineamenti umani.

Immagini tra realtà e memoria, «Il Mattino», Napoli, 8 ottobre 1977