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Waschimps e il contrasto dei vivi e dei morti

di Vitaliano Corbi

[…] Le tematiche del corpo, che attraversano la cultura artistica degli ultimi decenni del Novecento, muovono dalla tesi nietzscheana del corpo come fonte di verità, contrapposta alle menzogne metafisiche degli «odiatori del corpo» e consonano largamente con la ancora più radicale riformulazione che quella tesi ha ricevuto dal pensiero di Foucault, secondo cui «il corpo – e tutto ciò che ha a che fare col corpo, l’alimentazione, il clima, il suolo – è il luogo della Herkunft»: una consonanza significativamente sottolineata dall’esplosiva irruzione della body art sulla scena dell’arte tra gli anni sessanta e settanta.
In realtà le tematiche del corpo vanno ben oltre questi limiti temporali e coinvolgono un’area della cultura artistica molto ampia, che spazia dalle pratiche dei linguaggi e dei media tradizionali (per intenderci, la pittura e la scultura) a quelle che utilizzano in vario modo le nuove tecnologie elettroniche (video art, computer art, realtà virtuali, ecc.). Gli artisti cui è dedicata la mostra si muovono lungo linee di ricerca notevolmente differenziate e tuttavia convergenti intorno a un’idea di figuratività che chiama in causa quella del corpo, poiché si declina essenzialmente come traccia della presenza delle cose e del loro apparire entro l’orizzonte del mondo. Ed è un’idea di figuratività che, non essendo intesa in modo banalmente mimetico, si dà soprattutto come presenza del corpo stesso dell’arte, in riferimento cioè non tanto all’aspetto sensibile delle cose che l’arte mette in scena nelle sue rappresentazioni, quanto, e più specificamente, all’evidenza fenomenica del suo presentarsi, ossia al richiamo d’attenzione, che è proprio dell’arte (vedi Jakobson, Mukarowskij, ecc.), sullo spessore percettivo del veicolo segnico, prima ancora che sul nesso dei significati che questo può evocare.[…] Le figure che Waschimps ha dipinto sul fondo bianco di tre alte tele fanno pensare alle immagini dei defunti che dalle lastre dei sepolcri imponevano il loro ricordo ai fedeli. Due donne: La zia, sicura e fiammeggiante nella sua rossa vestaglia; Betta, la negra nuova, incerta e confusa dal vento dei grigi e dei viola che le strappano la gonna. Al centro c’è la figura del Padre cancellato, un corpo gigantesco, ma disfatto dai segni d’una furiosa cancellazione, che culmina in un groviglio dove si nasconde un piccolo teschio annerito. Sul margine inferiore c’è scritto «disegno di Francis a 4 anni». Troppo facile cedere alla tentazione di darne una lettura psicanalitica. È certo, però, che queste immagini vagamente ammonitrici alludono a qualche storia familiare. Lo conferma la splendida serie delle Nove teste per Francis (volti ghignanti, teste di robot e teschi con strane protesi meccaniche), appunti di un macabro diario, che dovrebbe parlare di morte, ma che invece è tutto un’esultante e irriverente esibizione di bella pittura, un saggio di vitalità esercitata provocatoriamente su argomenti che vorrebbero indurre alle più tristi meditazioni. Viene in mente, a questo proposito, quanto ha scritto Ferdinando Bologna – che non a caso è il più autorevole interprete dell’arte di Waschimps – sull’affresco duecentesco del Contrasto dei vivi e dei morti nell’abside più antica del Duomo di Atri, quando osservava come lo spaventoso messaggio di morte trasmesso dai due scheletri di fronte alla scena dei giovani falconieri finisca per esaltare la «sensazione quasi corporea della bellezza delle cose vive», e concludeva che «proprio l’accettazione del memento mori, al livello di una superiore saggezza realistica, fornisca l’attitudine a valutare le cose nella loro dimensione terrestre». La forza di suggestione che esercita il tema del ‘contrasto’ si spiega come effetto del contrappunto tra un’icona di morte e la seducente vitalità dell’arte. E a quest’ambito ci riconduce anche la «Napoli luminosa e funerea» che Leonardo Sinisgalli sentì vivere nella pittura di Elio Waschimps e che ora è esplosa nell’immagine lacerata dalla forza del dolore e del desiderio nella Città salvata dai bambini.

Il corpo di Napoli, catalogo della mostra, Chiesa dell’Incoronata, Napoli, 27 maggio-30 giugno 2004